ED275 Luigi Campoccia
ED273 Radici Ensemble
ED272 Roberto Marino
KNE008 Elga Paoli
ED274 Mariano Di Nunzio Trio Barracina
WYS451 Maurizio Petrelli & Big Band
CFN351 Bolero, Canzoni d'Amore - Love Songs
KNE006 Rita Sannia
KNE007 Antonio Barbagallo
CTV151 Piccola Compagnia Instabile
ED270 Renato Pompilio Trio
ED269 Rino De Patre
ED267 Raffaele Matta
ED266 Giancarlo Mazzù Trio
ED268 Gerardo Bartoccini
ED271 Gabriele Boggio Ferraris 4tet
ED265 Simone Graziano Trio
ED248 Ibrido Hot Six
ED251 Stefano Risso
ED261 Ferdinando Faraò
ED262 Barrio de Tango Ensemble
ED263 Roberto Olzer
ED264 Rituali
KNE005 Elisabetta Antonini
KNE004 Souldiesis
KNE003 Barbara Raimondi
KNE002 Federica Zammarchi
KNE001 Cecilia Finotti
FNF101 Aparecidos
ED260 Galantuomini - Colonna Sonora Originale
ED259 Nicola Andrioli Paris 4tet
ED258 Federico Casagrande Trio
ED257 Raf Ferrari Quartet
ED256 Matteo Negrin
ED255 Roberto Ottaviano & Pinturas
ED254 Giacomo Mongelli
ED253 Simone Zanchini
ED252 Ares Tavolazzi
ED250 Pierluigi Balducci
ED249 Antonello Monni & Davide Scagno
ED247 Giuseppe Finocchiaro
ED246 Sandro Fazio
ED245 Francesco Saiu
ED244 Giancarlo Mazzù
ED243 Leopoldo Sebastiani
ED242 Diego Morga
ED241 Quartetto Alborada
ED240 Edoardo Winspeare
ED239 Orchestra da Tre Soldi
ED238 Lisa Manosperti
ED237 Stefano Risso
ED236 Francesco Venerucci
ED235 Mauro Campobasso & Mauro Manzoni
ED234 Europe Connection
ED233 Davide di Chio
ED232 Antonio Tosques Quartet
ED231 Rino Arbore artrio + giovanni amato
ED230 Pasquale Mega Ensemble
ED229 Pierluigi Balducci Small Ensemble
ED228 Fabrizio Mandolini
ED227 Gionni Di Clemente
ED226 Michael Rosen
ED225 Antonello Messina
ED224 Ettore Carucci Trio
ED223 Paolo Russo
ED222 Mauro de Leonardo
ED221 Andrea Sabatino Quintet
ED220 Gabriele Rampino & KSM
ED219 Nicola Andrioli
ED218 Raffaele Casarano & Locomotive
ED217 Scrignoli Martino Laviano
ED216 Daniele di Bonaventura
ED215 Paolo Russo & Band au Neon
ED214 Brian Dickinson & Jerry Bergonzi
ED213 Kenny Wheeler & Brian Dickinson
ED212 Fabrizio Mandolini
ED211 Vincenzo Deluci
ED210 Daniele di Bonaventura & Alfredo Laviano
ED209 Bruno Tommaso Orchestra
ED208 Lee Konitz Quartet
ED207 Michael Rosen Quartet
ED206 Sante Palumbo Trio
ED205 Carlo Scorrano
ED204 Stefano Sergio Schiattone
ED203 Aldo Nichil Trio

 
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 ED250 Pierluigi Balducci 
     

"Tra il pentagramma e la performance" di Maurizio Franco (agosto 2008)
La relazione tra scrittura e creazione estemporanea è stata, e tuttora continua a essere, un elemento centrale nella storia della musica che chiamiamo jazz e nelle varie configurazioni da essa assunte nell'ambito sonoro contemporaneo. La presunta opposizione, spesso portata come esempio della diversità del mondo jazzistico, tra il “solismo”inteso come forma di libera invenzione artistica e la pagina scritta, risulta infatti difficile da inquadrare in maniera netta e il manicheismo con il quale viene ancora oggi considerata è probabilmente il frutto di una visione datata del linguaggio proveniente dalla tradizione africana americana. Basta pensare agli stili New Orleans e Dixieland, alla figura di Duke Ellington e a quella di tanti autori che hanno popolato l'universo jazzistico ispirando e guidando le invenzioni dei solisti, per rendersi conto di quanto quella concezione sia limitante sotto ogni punto di vista. Persino nel Bebop, i cosiddetti “temi pretesto” possedevano una forza capace di determinare le linee delle improvvisazioni, come del resto si conviene a una musica “audiotattile”, nella quale è per sua stessa natura imprescindibile la relazione tra “composto” e “inventato al momento”, sempre consumata nella pratica della performance in maniera tale da assumere molteplici configurazioni. Questa premessa ci introduce nel lavoro di Pierluigi Balducci, “europeo” nel senso ampio del termine, “italiano” nella dimensione particolare assunta dalla musica, ma soprattutto punto di arrivo di un percorso artistico del tutto rispettabile che, qui, prosegue decisamente la strada già intrapresa in precedenti album. Partendo da una scrittura duttile, Balducci riesce infatti a coniugare gli aspetti estemporanei con un preciso ed efficace progetto compositivo, grazie al quale conferisce unità e coerenza alla presente opera, configurandola come una vera e propria suite nella quale le ricorrenze tematiche, sottilmente presenti in tutti i brani, si fondano su una precisa visione timbrica centrata sull'equilibrio costante tra la dimensione acustica e quella elettrica. In quest'ottica, la fisarmonica di Biondini costituisce il perno dinamico di una piena orchestralità di tratto e la chitarra di Tosques, intrecciandosi con il basso, disegna le linee interne, l'ossatura nascosta di una musica che presenta anche l'uso efficace, e tutto sommato semplice, diretto, delle procedure imitative legate al contrappunto e al canone, la chiarezza vincolante delle linee melodiche e la coerenza nella varietà ritmica: tutti elementi che costituiscono altrettanti punti saldi del lavoro di composizione. Un lavoro così ben costruito, che pure gli arrangiatori invitati a contribuire a queste pagine (e sappiamo quanto l'arrangiamento sia une vera e propria ri-composizione) non possono che limitarsi ad ampliarle attraverso qualche breve schizzo della propria personalità, non riuscendo minimamente ad alterarne il senso, dando alla fine l'impressione della presenza di un'unica mano. Questo è il merito del suo autore, che nel suo policulturale e in parte descrittivo quadro sonoro ha inserito in due pezzi anche la voce, ispirata dal canto mediterraneo e da quello pop, cioè dal modello in voga da qualche anno nella musica italiana di estrazione jazzistica. Una multiculturalità evidenziata dallo sguardo a svariati generi musicali, americani o sud europei, sentiti però come fonte di ispirazione, da inserire in partitura quali elementi neutri, non certo in maniera stilisticamente precisa. Nel suo insieme, la scrittura possiede la qualità di far vivere la sua esecuzione in maniera non accademica, poiché è stata pensata in modo tale da realizzare anche un interplay “scritto”, sia per non cadere nel prescrittivismo, sia per favorire il gioco relazionale dei musicisti nel corso dell'interpretazione. Anzi, dell'estemporizzazione, cioè di quel processo di libertà sonora e ritmica con cui un musicista affronta una melodia o una più vasta parte scritta. Una prassi ben più utilizzata, nella storia del jazz, di quella comunemente definita improvvisazione, cioè di un altro elemento cardine della creazione istantanea nelle musiche audiotattili. Improvvisazione che, in senso letterale, qui non esiste, senza per questo inficiare lo spirito e la procedura creativa di queste pagine, che attraverso il processo estemporizzativo (e non poteva essere altrimenti vista la tipologia del progetto) restano legate alla dialettica tra scrittura ed elaborazione improvvisata, personalizzazione e ri-composizione del materiale di partenza, che rappresenta uno dei cardini dell'estetica jazzistica.

SCHEDA TECNICA
(presentazione del progetto, recensioni, commenti, ascolto dei brani)

 ED250 
 Pierluigi Balducci
 

 Stupor Mundi
 


Pierluigi Balducci: el/ac bass
Luciano Biondini: accordion
Antonio Tosques: el. guitar
Giuseppe Berlen: drums & percussions
Quartetto Dark (Leo Gadaleta: violin, Luisiana Lorusso: violin & voice, Nico Ciricugno: viola, Enrico Melozzi: cello)

Total Time: 43:35

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